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Cellina di Nardò

Cellina di Nardò, la tipica cultivar a duplice attitudine della Puglia

La Cellina di Nardò è una varietà a duplice attitudine, per la produzione di olio e olive da mensa, presente nella provincia di Lecce, Taranto e Brindisi.

La Cultivar Cellina di Nardò: le sue origini e cenni storici

La diffusione della cultivar Cellina di Nardò da alcuni è attribuita ai saraceni; non a caso tale varietà è conosciuta anche con il nome di Saracena. Ne scrive Columella (4 -70 D.C.) elogiandone l’attitudine alla conservazione in salamoia. Giovanni Presta (1720 -1787) partendo dagli scritti di Columella (4 – 70) mette in dubbio l’origine saracena e ritiene che i saraceni abbiano contribuito solo alla sua propagazione.


Sinonimi della cultivar Cellina di Nardò in Puglia

Cafarella, Cellina inchiastra, Leccese, Olivo di Nardò, Saracena, Scurranese, Vosciola.


L’albero:  presenta una vigoria elevata, un portamento assurgente-espanso e una densità della chioma medio-fitta.

L’infiorescenza: presenta una lunghezza media, un numero di fiori medio e una struttura compatta.

La foglia: presenta una forma ellittica con una lunghezza media ed una larghezza elevata; la curvatura longitudinale della lamina piano-iponastica e il colore della pagina superiore verde intenso.

Il frutto: presenta un peso molto basso caratterizzato da un rapporto polpa/nocciolo medio; ha una forma ellissoidale simmetrica, con una posizione centrale del diametro medio trasversale massimo. L’apice e la base sono arrotondati. Il mucrone è appena evidente. Sono presenti scarse lenticelle di piccole dimensioni. L’invaiatura inizia in maniera diffusa e la colorazione a piena maturazione è nera.

L’Epoca di fioritura della cultivar Cellina di Nardò è tardiva; mentre l’epoca di invaiatura è media e scalare.

La cultivar Cellina di Nardò è parzialmente autosterile ed è coltivata in oliveti nei quali si trovano alberi della cultivar Ogliarola salentina, la cui fioritura è praticamente contemporanea.

Il contenuto in olio della cultivar Cellina di Nardò è medio. La cultivar presenta un contenuto di fenoli che mediamente supera appena i 100 mg/kg.

Il contenuto di acido oleico è inferiore al 70%.

La Cellina di Nardò è utilizzata anche come oliva da mensa e con essa vengono conditi piatti a base di verdure, pizze, focacce e il tipico pane condito denominato “puccia salentina”. Quando utilizzata per la produzione di olio, il prodotto che ne deriva presenta profumi di erbe mediterranee, con sentori di frutti a bacca rossa quali il corbezzolo e il mirto non ancora maturi. Il gusto è persistente e complesso al palato, con note amare del carciofo e lievi sentori di piccante   la nota persistente piccante rende l’olio ideale per piatti a base di legumi, zuppe di cereali, carni rosse, cacciagione e insalate amare. Il sentore di frutti di bosco rende il prodotto indicato anche per la preparazione di dolci e per condire insalate di frutta e macedonie.

La Cellina di Nardò è stata ampiamente coltivata fino al 2015 nella provincia di Lecce (oltre 35.000 Ha), Taranto (oltre 15.000 Ha) e Brindisi (circa 10.000 Ha), per un totale di oltre 60.000 ettari. La sua diffusione è drasticamente diminuita a causa della pandemia di Xylella fastidiosa nei territori di maggiore coltivazione alla quale risulta suscettibile. È una della varietà di olivo principali, insieme all’Ogliarola salentina comprese nel disciplinare dell’olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP.

Fonte iconografica: LOMBARDO N. et A.A. (a cura di), 2004, Contributo alla caratterizzazione del germoplasma olivicolo pugliese. Istituto Sperimentale per l’Olivicoltura. Rende (CS).

A cura di:

Prof.ssa Maria Lisa Clodoveo
Dipartimento Interdisciplinare di Medicina
Università degli Studi di Bari

Dott. Enzo Perri
Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA)
Dirigente di Ricerca
Direttore del CREA Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura ed Agrumicoltura