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D.O.P. Dauno Basso Tavoliere: dove l’ulivo incontra il grano

Alla scoperta del territorio dell’olio EVO D.O.P. Dauno Basso Tavoliere, tra ipogei preistorici, pianure dorate, caleidoscopiche saline costiere e antichi resti romani.

L’itinerario dell’olio EVO D.O.P. Dauno Basso Tavoliere attraversa un territorio pianeggiante ad alta vocazione agricola, in gran parte sottratto alle acque con le bonifiche avvenute a inizio Novecento. Le vestigia della vasta laguna che occupava un tempo quest’area rimangono nel suggestivo paesaggio delle Saline di Margherita di Savoia. Dal mare fino alle pendici del sub appennino si susseguono, oltre a uliveti dell’olio EVO D.O.P. Dauno Basso Tavoliere, coltivazioni di grano, vite e ortaggi.

Partiamo da Trinitapoli, cittadina situata nella valle dell’Ofanto, dove vale una visita il Parco archeologico degli ipogei, che racconta l’universo spirituale e religioso di una comunità dell’età del Bronzo. Le strutture sotterranee erano in origine dedicate al culto della Dea Madre Terra, ma furono poi utilizzate come sepolture della ricca élite guerriera vissuta oltre 3mila anni fa. Prima di partire, visitate la Chiesa della Beata Vergine di Loreto e la Chiesa Madre di Santo Stefano, con la sua bella facciata neoclassica.

Affittate una bici e da Trinitapoli percorrete la pista ciclabile che vi conduce verso le Saline, la più vasta area umida d’Europa per la produzione di cloruro di sodio. Il susseguirsi di bacini, oltre ad essere uno straordinario ambiente dal punto di vista naturalistico, offre un ammaliante paesaggio dai colori cangianti. L’area ospita inoltre 100 specie di uccelli, tra cui gli incantevoli fenicotteri rosa. Proseguendo lungo la costa verso Margherita di Savoia, centro turistico caratterizzato da ampie spiagge sabbiose, visitate il Museo delle Saline che è ospitato in un antico magazzino del sale e raccoglie un migliaio di reperti di archeologia industriale legati ai processi produttivi e alla storia delle saline.

Dirigetevi quindi, attraversando la piana del Tavoliere, verso Foggia, centro della Capitanata e uno dei 6 capoluoghi della Puglia. Percorrete a piedi le vie del centro, partendo dalla Cattedrale, la cui struttura attuale risale per la maggior parte al Settecento. Proseguite quindi lungo corso Garibaldi dove si possono ammirare i Palazzi della Prefettura e il Palazzo di Città, realizzati in epoca fascista, passeggiate tra i Palazzi storici di via Arpi e i negozi di corso Vittorio Emanuele, dove si affaccia l’ottocentesco Teatro Giordano. Prima di ripartire, fate una sosta nella monumentale Villa comunale, costruita a partire dal 1820, sotto il Regno di Ferdinando I delle Due Sicilie.

C’è una corolla argentata di ulivi che accompagna i turisti nel Gargano. Queste coltivazioni, oggi considerate eroiche perché di frequente sono su pendii scoscesi, sarebbero state i primi nuclei olivetati del foggiano. Il Fratepietro, nella sua opera “L’olivo in Capitanata” del 1932, ricostruisce la via dell’espansione dell’olivo iniziata molti secoli fa nelle zone – oggi privilegiate dal turismo nazionale e internazionale – comprese tra Rignano Garganico, Vieste, Ischitella, la città di Santo Pio ovvero San Giovanni Rotondo e d il sito U.N.E.S.C.O. Monte Sant’Angelo. “Dal Gargano, l’olivo andò gradatamente diffondendosi prima in alcuni Comuni del Subappenino Dauno e poi in pianura. La maggiore diffusione si è avuta nel secolo XVII, potendosi contare già allora parecchie migliaia di ettari, quasi tutti in colture specializzate – prosegue Fratepietro – . Il commercio dei prodotti, specialmente per via mare, fu molto intenso. Verso la fine del XVIII e in tutto il XIX secolo la coltura dell’olivo si estese rapidamente nelle più diverse zone della Daunia”. Ogni piatto della cucina foggiana è caratterizzato da olio extravergine di oliva di altissima qualità.

In Puglia c’è il paese dell’amore per eccellenza: è Vico del Gargano, il cui santo protettore è San Valentino. A metà febbraio viene celebrato con una grande festa religiosa ed anche folcloristica, con addobbi realizzati con gli agrumi che abbelliscono la chiesa madre ed i suggestivi vicoli medievali, processioni e fuochi d’artificio, degustazioni di piatti tipici.

Ma, nel borgo antico, Vico del Gargano custodisce anche il Museo Trappeto Maratea che è situato in un frantoio da olive del XIV secolo. Visitare questo Museo comunale significa immergersi nella cultura locale che aveva le fondamenta della sussistenza negli uliveti e nelle olive e quindi nell’olio, unitamente al grano del foggiano (considerato ancora oggi il granaio d’Italia) ed al pane di grano duro, molto importante per comprendere la cultura locale, che trovava nella coltura delle olive, e quindi nell’ambiente del trappeto, uno dei fondamenti della propria sussistenza.

Il trappeto ha conservato e mostra ai visitatori due aree. In una ci sono le presse verticali in legno per la spremitura delle olive, l’antica macina ed altri strumenti utilizzati per la produzione dell’olio e per i lavori nei campi. Nell’altra sono stati preservati il serbatoio per l’olio, il magazzino e la stalla: le macchine erano azionate con la forza degli animali, solitamente si trattava di un asino. C’è anche la cucina monacesca che prepara gli umili pasti di chi viveva e lavorava nel frantoio.