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D.O.P. Dauno Gargano: tra boschi, calette pittoresche e siti UNESCO

Alla scoperta del territorio dell’olio EVO D.O.P. Dauno Gargano, dalla Foresta Dauna al mare cristallino tra le scogliere, da Monte Sant’Angelo ai laghi costieri.

È il promontorio montuoso stretto tra il mare e il Tavoliere, con le sue singolarità paesaggistiche e morfologiche, a conferire le sue caratteristiche all’olio EVO D.O.P. Dauno Gargano. Lo ‘sperone’ di Puglia è un’’isola’ di roccia calcarea, diventata Parco nazionale all’inizio degli anni Novanta, che offre una grande varietà di panorami ed ecosistemi, andando dai boschi della Foresta Umbra, agli ambienti umidi della costa settentrionale, dalle grandi spiagge di sabbia fine, a pittoresche cale incuneate tra dirupi scoscesi, fino alle coltivazioni di alberi di olivo dell’olio EVO D.O.P. Dauno Gargano, che arrivano quasi a toccare il mare.

Per esplorare il Gargano, vi suggeriamo di partire dalla costa meridionale, dove vale una sosta la Chiesa di Santa Maria di Siponto, uno dei più importanti monumenti di romanico pugliese, risalente all’XI secolo. Accanto alla Chiesa sorge la scultura architettonica in rete metallica, realizzata nel 2016 dall’artista Edoardo Tresoldi, che ricostruisce e reinterpreta la tridimensionalità dell’antica basilica paleocristiana di cui rimangono solo le fondamenta. Dopo un bagno presso il vicino lido di Siponto, sorto su un antico abitato di fondazione dauna, fate tappa a Manfredonia, cittadina costiera fondata da Re Manfredi a metà del Duecento, e visitate nel Castello il Museo archeologico nazionale che vanta una collezione di 1500 stele daunie ritrovate nelle campagne di Siponto.

Procedendo lungo la costa, attraverserete dolci pendii coltivati a ulivi dell’olio EVO D.O.P. Dauno Gargano e approderete a Mattinata, famosa per le condizioni climatiche particolarmente favorevoli, per le spiagge di piccoli ciottoli bianchi e le grotte marine che si possono visitare in barca. Da Mattinata partono inoltre una serie di escursioni naturalistiche lungo sentieri come quello Mergoli-Vignanotica, ribattezzato Sentiero dell’Amore.

Da Mattinata procedete verso l’entroterra Garganico, inerpicandovi verso Monte Sant’Angelo, meta di pellegrinaggio fin dall’epoca medievale. Dopo l’apparizione dell’arcangelo Michele in una grotta, nel VII secolo i longobardi la trasformarono in santuario. Collocata lungo una delle diramazioni della via Francigena, Monte Sant’Angelo divenne così uno dei maggiori centri di pellegrinaggio d’Europa dedicato al culto dell’arcangelo-guerriero. L’attuale Santuario di San Michele Arcangelo si erge su uno sperone di roccia sopra l’antica grotta e si affaccia in modo suggestivo sul golfo di Manfredonia. Deve la sua forma attuale a Carlo d’Angiò ed è tra i 4 siti patrimonio UNESCO della Puglia.

C’è una corolla argentata di ulivi che accompagna i turisti nel Gargano. Queste coltivazioni, oggi considerate eroiche perché di frequente sono su pendii scoscesi, sarebbero state i primi nuclei olivetati del foggiano. Il Fratepietro, nella sua opera “L’olivo in Capitanata” del 1932, ricostruisce la via dell’espansione dell’olivo iniziata molti secoli fa nelle zone – oggi privilegiate dal turismo nazionale e internazionale – comprese tra Rignano Garganico, Vieste, Ischitella, la città di Santo Pio ovvero San Giovanni Rotondo e d il sito U.N.E.S.C.O. Monte Sant’Angelo. “Dal Gargano, l’olivo andò gradatamente diffondendosi prima in alcuni Comuni del Subappenino Dauno e poi in pianura. La maggiore diffusione si è avuta nel secolo XVII, potendosi contare già allora parecchie migliaia di ettari, quasi tutti in colture specializzate – prosegue Fratepietro – . Il commercio dei prodotti, specialmente per via mare, fu molto intenso. Verso la fine del XVIII e in tutto il XIX secolo la coltura dell’olivo si estese rapidamente nelle più diverse zone della Daunia”. Ogni piatto della cucina foggiana è caratterizzato da olio extravergine di oliva di altissima qualità.

In Puglia c’è il paese dell’amore per eccellenza: è Vico del Gargano, il cui santo protettore è San Valentino. A metà febbraio viene celebrato con una grande festa religiosa ed anche folcloristica, con addobbi realizzati con gli agrumi che abbelliscono la chiesa madre ed i suggestivi vicoli medievali, processioni e fuochi d’artificio, degustazioni di piatti tipici.

Ma, nel borgo antico, Vico del Gargano custodisce anche il Museo Trappeto Maratea che è situato in un frantoio da olive del XIV secolo. Visitare questo Museo comunale significa immergersi nella cultura locale che aveva le fondamenta della sussistenza negli uliveti e nelle olive e quindi nell’olio, unitamente al grano del foggiano (considerato ancora oggi il granaio d’Italia) ed al pane di grano duro, molto importante per comprendere la cultura locale, che trovava nella coltura delle olive, e quindi nell’ambiente del trappeto, uno dei fondamenti della propria sussistenza.

Il trappeto ha conservato e mostra ai visitatori due aree. In una ci sono le presse verticali in legno per la spremitura delle olive, l’antica macina ed altri strumenti utilizzati per la produzione dell’olio e per i lavori nei campi. Nell’altra sono stati preservati il serbatoio per l’olio, il magazzino e la stalla: le macchine erano azionate con la forza degli animali, solitamente si trattava di un asino. C’è anche la cucina monacesca che prepara gli umili pasti di chi viveva e lavorava nel frantoio.