Puglia Evo World – Tutta la Puglia dell’Olio in un click 

D.O.P. Dauno Sub Appennino: tra Castelli normanni e imponenti Cattedrali

Alla scoperta del territorio dell’olio EVO D.O.P. Dauno Sub Appennino, terra di boschi, borghi abbarbicati alle pendici dei monti, opere d’arte e meravigliosi panorami.

Nella parte settentrionale del Tavoliere, gli ulivi da cui si produce l’olio EVO D.O.P. Dauno Sub Appennino crescono in uno scenario paesaggistico in cui la pianura incontra le prime alture dei Monti della Daunia. Su queste collline, tra rigogliosi boschi, sono arroccati piccoli centri risalenti all’epoca medievale da cui si possono godere panorami su tutta la piana sottostante.

L’itinerario parte da Sant’Agata di Puglia, grazioso abitato inerpicato in cima a una collina. Se salite fino al Castello, costruito in epoca bizantina e poi ampliato dai normanni, capirete perché viene chiamato la ‘loggia delle Puglie’: il vostro sguardo potrà spaziare sul Tavoliere attraverso i territori dell’olio EVO D.O.P. Dauno Sub Appennino, fino al Gargano e al Golfo di Manfredonia. Accadia è invece un borgo di fondazione romana, che fu purtroppo colpito da violenti terremoti nel XV e XX secolo. L’aspetto medievale del paese sopravvive nel Rione Fossi, abbandonato in seguito al sisma del 1930 e oggi disabitato. Per fare un salto indietro nel tempo passeggiate tra le stradine selciate e i caratteristici vicoli tortuosi che danno all’abitato una cuorisa forma a chiocciola. Prima di andarvene, fate una deviazione al c per ammirare le enormi querce secolari e godetevi la frescura delle piccole cascate delle Gole di Accadia.

Anche Bovino sorge su un altura, che in questo caso domina la valle del torrente Cervaro, verdeggiante di boschi e coltivazioni di ulivi destinati alla produzione di olio EVO D.O.P. Dauno Sub Appennino. La sua cattedrale è un interessante edificio in stile romanico, con colonne di spoglio, e conserva una tela di Mattia Preti dedicata a San Sebastiano. Valgono una visita le cantine Cerrato, ricavate in antiche cisterne di epoca romana scavate nella roccia e, appena fuori del centro abitato, il santuario di Valleverde, in cui è conservata una statua lignea della Madonna del XIII secolo.

Costruita in posizione strategica lungo l’antica via Traiana, Troia è l’erede dell’antica Aecae e sorge sulle prime colline del Sub appennino, affacciandosi sulla piana del Tavoliere della Puglia. Il suo passato di importante sede vescovile è testimoniato ancora oggi dall’imponente cattedrale, costruita alla fine del XII secolo fondendo suggestioni bizantine, romaniche e islamiche. Il portale con battenti in bronzo e lo splendido rosone della facciata contribuiscono a renderla un’opera unica in Puglia. Dopo aver visitato il Duomo, fate una passeggiata in corso Regina Margherita dove affacciano diversi palazzi storici e visitate la chiesa di San Basilio, in elegante stile protoromanico.

C’è una corolla argentata di ulivi che accompagna i turisti nel Gargano. Queste coltivazioni, oggi considerate eroiche perché di frequente sono su pendii scoscesi, sarebbero state i primi nuclei olivetati del foggiano. Il Fratepietro, nella sua opera “L’olivo in Capitanata” del 1932, ricostruisce la via dell’espansione dell’olivo iniziata molti secoli fa nelle zone – oggi privilegiate dal turismo nazionale e internazionale – comprese tra Rignano Garganico, Vieste, Ischitella, la città di Santo Pio ovvero San Giovanni Rotondo e d il sito U.N.E.S.C.O. Monte Sant’Angelo.

“Dal Gargano, l’olivo andò gradatamente diffondendosi prima in alcuni Comuni del Subappenino Dauno e poi in pianura. La maggiore diffusione si è avuta nel secolo XVII, potendosi contare già allora parecchie migliaia di ettari, quasi tutti in colture specializzate – prosegue Fratepietro – .

Il commercio dei prodotti, specialmente per via mare, fu molto intenso. Verso la fine del XVIII e in tutto il XIX secolo la coltura dell’olivo si estese rapidamente nelle più diverse zone della Daunia”. Ogni piatto della cucina foggiana è caratterizzato da olio extravergine di oliva di altissima qualità.

In Puglia c’è il paese dell’amore per eccellenza: è Vico del Gargano, il cui santo protettore è San Valentino. A metà febbraio viene celebrato con una grande festa religiosa ed anche folcloristica, con addobbi realizzati con gli agrumi che abbelliscono la chiesa madre ed i suggestivi vicoli medievali, processioni e fuochi d’artificio, degustazioni di piatti tipici.

Ma, nel borgo antico, Vico del Gargano custodisce anche il Museo Trappeto Maratea che è situato in un frantoio da olive del XIV secolo. Visitare questo Museo comunale significa immergersi nella cultura locale che aveva le fondamenta della sussistenza negli uliveti e nelle olive e quindi nell’olio, unitamente al grano del foggiano (considerato ancora oggi il granaio d’Italia) ed al pane di grano duro, molto importante per comprendere la cultura locale, che trovava nella coltura delle olive, e quindi nell’ambiente del trappeto, uno dei fondamenti della propria sussistenza.

Il trappeto ha conservato e mostra ai visitatori due aree. In una ci sono le presse verticali in legno per la spremitura delle olive, l’antica macina ed altri strumenti utilizzati per la produzione dell’olio e per i lavori nei campi. Nell’altra sono stati preservati il serbatoio per l’olio, il magazzino e la stalla: le macchine erano azionate con la forza degli animali, solitamente si trattava di un asino. C’è anche la cucina monacesca che prepara gli umili pasti di chi viveva e lavorava nel frantoio.