Puglia Evo World – Tutta la Puglia dell’Olio in un click 

D.O.P. Terra di Bari Bitonto: tra porti, grandi cattedrali e boschi rigogliosi

Viaggio nel territorio dell’olio EVO D.O.P. Terra di Bari Bitonto, alla scoperta della porta del Mediterraneo verso l’Oriente e di un entroterra dalle maestose architetture

Il territorio a nord del capoluogo e il suo entroterra sono terra di porti e di grandi cattedrali in pietra bianca, di boschi rigogliosi e ordinate estensioni di ulivi dell’olio EVO D.O.P. Terra di Bari Bitonto. La storia della Puglia qui si legge nelle maestose architetture ma anche negli scambi commerciali e culturali che la resero porta del Mediterraneo verso l’Oriente.

Il nostro viaggio parte da Ruvo di Puglia, antica cittadina lungo la via Traiana, che offre ai visitatori due mete imperdibili: la bella cattedrale romanica e il Museo nazionale Jatta. Quest’ultimo conserva un’importante collezione di reperti archeologici e vasi greci a figure rosse – tra cui il famoso Vaso di Talos – esposti secondo l’originario allestimento museografico pensato da Giovanni Jatta, la cui famiglia finanziò gli scavi nelle campagne ruvesi nel corso dell’Ottocento. Scendendo verso la costa, tra campagne che sono zona di produzione dell’olio EVO D.O.P. Terra di Bari Bitonto, si giunge a Molfetta, piccolo centro con una radicata tradizione marinara, che fu porto commerciale già in epoca romana. Il Duomo di San Corrado, proprio di fronte al porto, risale al XIII secolo e rappresenta un bellissimo esempio di romanico-pugliese. Proseguendo lungo la costa in direzione sud, si raggiunge Giovinazzo, delizioso borgo medievale con il caratteristico lungomare fortificato, che offre scorci suggestivi tra le viuzze e i palazzi del centro storico.

Il territorio di Bitonto, da cui deriva una delle denominazioni geografiche tipiche dell’olio EVO D.O.P. Terra di Bari, vanta una produzione olearia rinomata già nel XIII secolo, ma è anche città d’arte: nel centro storico valgono una sosta i cinquecenteschi Palazzo Sylos-Calò e Palazzo Rogadeo, oltre alla Concattedrale di San Valentino, vero gioiello del romanico pugliese, che custodisce un ambone decorato con paste vitree, secondo i modelli islamici cari a Federico di Svevia. Capoluogo di Regione, Bari richiederebbe un itinerario a sé. Prendetevi quindi del tempo per esplorare le 4 fasi storiche più importanti per lo sviluppo della città: la città vecchia, il borgo murattiano, il quartiere umbertino e gli interventi di epoca fascista. Bari vecchia rivela nei suoi stretti vicoli il suo passato di piccolo borgo di pescatori, andato incontro a una nuova fortuna commerciale dopo la traslazione delle reliquie di San Nicola del 1087 e la costruzione della Basilica, che con le sue poderose mura rappresenta uno dei più importanti esempi di romanico della Puglia. Il centro moderno, con la sua maglia urbana ortogonale, prende il nome da Gioacchino Murat, che a inizio Ottocento, durante il suo governo a capo del Regno di Napoli, avviò la costruzione del ‘borgo nuovo’ a ridosso dell’antica città medievale. Nel quadrilatero umbertino sono invece racchiusi i più importanti edifici costruiti tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, nella fase di maggior splendore economico della città: il meraviglioso Palazzo dell’Acquedotto Pugliese, tutto ispirato al tema decorativo dell’acqua, quello della Banca d’Italia e della Camera di Commercio e i Teatri Petruzzelli e Margherita. Infine, fate una passeggiata sul lungomare per apprezzare la sfilata di architetture – tra cui il Kursaal Santalucia, il Palazzo della Provincia e l’Albergo delle Nazioni – progettate in epoca fascista per fare di Bari una porta verso l’Oriente.

Alberobello, sito U.N.E.S.C.O., è nota in tutto il mondo per il suo centro storico fiabesco fatto di trulli. Ma prima che, in questi ultimi decenni, il turismo diventasse una fonte di reddito per tutto l’anno ad Alberobello c’erano numerosi opifici. Nei trulli si produceva anche l’olio di oliva e, ancora oggi questa antica cultura contadina ed una dedizione assoluta alla qualità continuano a portare ai produttori di extravergine di Alberobello premi e riconoscimenti.

Visitare il piccolo Museo dell’olio (in zona Aia Piccola) consente di spostare lo sguardo sulle dure condizioni di lavoro di un tempo e su quell’orgoglio contadino che – preservando la propria cultura – è diventato il trampolino di lancio per la moderna storia di Alberobello.

La collezione di attrezzi da lavoro, per lo più risalenti all’ottocento ed al primo novecento, rappresentano un modo che conservare la memoria ed esprimere l’amore per il territorio agricolo di Alberobello. Gli oggetti in esposizione sono stati prevalentemente donati dalla famiglia dei fratelli Alviti.

 

C’è un luogo dove false credenze e vecchie storie legate all’olio extravergine di oliva possono trovare risposta: è il Museo dell’olio e frantoio storico “Terre di Traiano”, ad Andria. È stata una delle prime masserie didattiche della Puglia e l’azienda agricola annovera oltre 100 ettari di estensione di cui 90 sono destinati agli uliveti.

È una masseria fortificata, situata poco distante da Castel del Monte ed ai confini con il Parco nazionale dell’Alta Murgia.

Oggi il Museo dell’olio Terre di Traiano è ospitato in quei luoghi che furono scuderie e magazzini per le carrozze, poi destinati alla produzione e alla conservazione sia di olio che di vino.

Il percorso è istruttivo ed anche sensoriale, poiché comprende la zona degustazione, la sala esposizione ed il Museo dell’olio con numerosi macchinari che raccontano l’evoluzione dell’extravergine fino a pochi decenni fa.

Questo luogo di archeologia industriale consente un viaggio nei secoli, fino ad arrivare alla sua moderna produzione di olio extravergine di oliva biologico.