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D.O.P. Dauno “Alto tavoliere”, fra castelli medievali e chiese barocche

Alla scoperta del territorio dell’olio EVO D.O.P. Dauno “Alto tavoliere”, fra colline che guardano pianure dorate, siti archeologici e gioielli artistici seicenteschi

L’olio EVO D.O.P. Dauno con menzione geografica “Alto tavoliere” viene prodotto nell’area pianeggiante del “Granaio d’Europa”, compresa tra il Parco del Gargano, il Lago  di Lesina ed i Monti Dauni, nome dato dai Greci agli abitanti della Puglia settentrionale, tra l’Ofanto e il Fortore.

Salendo tra le praterie dorate del Tavoliere verso Castelnuovo della Daunia, che domina la valle del torrente Stàina, si può apprezzare la ricchezza della campagna e delle sue coltivazioni, favorite da diverse vene d’acqua sorgiva. Nel borgo medievale, dove interventi successivi hanno dato un aspetto arioso all’abitato con larghe strade, vale una visita la vasta piazza centrale con il Palazzo del Municipio e la parrocchiale. Intitolata a Maria Santissima di Murgia, la chiesa ha eleganti linee romaniche e un bellissimo portale a tutto sesto del XIII sec. con capitelli corinzi.

Procedendo verso San Severo, si attraversa una campagna in cui gli uliveti della D.O.P. Dauno con menzione geografica “Alto tavoliere” si alternano a campi coltivati a ortaggi, viti e grano. Nella cittadina che fu a lungo capoluogo della Capitanata, il centro storico spicca per i suoi caratteristici campanili con guglie maiolicate ed è ricco di monumenti barocchi e palazzi signorili, costruiti dopo il terremoto del 1627 che distrusse gran parte della città. La chiesa di San Severino abate risale all’XI secolo e sorge lungo il tracciato della “Via Sacra Langobardorum”, oggetto di un grande afflusso di pellegrini, a cui si deve probabilmente la fondazione della città come Castellum Sancti Severini. La Cattedrale Santa Maria Assunta ha origini medievali e vanta un ammirevole rosone romanico, tra i pochi elementi sopravvissuti al pesante restauro barocco del XVIII secolo.

A pochi chilometri da San Severo, Torremaggiore è un centro dalla solida tradizione agricola sorto attorno a un monastero benedettino del sec. XI, poi divenuto feudo della famiglia del Sangro, che fece realizzare un castello merlato, a torri cilindriche angolari. A pochi chilometri dall’abitato, sorge il sito archeologico di Castel Fiorentino, dove secondo la leggenda morì l’imperatore Federico II. Edificata poco dopo l’anno Mille, la città era inserita nel sistema difensivo della frontiera settentrionale della Puglia ed era sede di una residenza federiciana da cui probabilmente provengono le sculture medievali reimpiegate come arredo nella chiesa matrice di San Nicola a Torremaggiore.

C’è una corolla argentata di ulivi che accompagna i turisti nel Gargano. Queste coltivazioni, oggi considerate eroiche perché di frequente sono su pendii scoscesi, sarebbero state i primi nuclei olivetati del foggiano. Il Fratepietro, nella sua opera “L’olivo in Capitanata” del 1932, ricostruisce la via dell’espansione dell’olivo iniziata molti secoli fa nelle zone – oggi privilegiate dal turismo nazionale e internazionale – comprese tra Rignano Garganico, Vieste, Ischitella, la città di Santo Pio ovvero San Giovanni Rotondo e d il sito U.N.E.S.C.O. Monte Sant’Angelo.

“Dal Gargano, l’olivo andò gradatamente diffondendosi prima in alcuni Comuni del Subappenino Dauno e poi in pianura. La maggiore diffusione si è avuta nel secolo XVII, potendosi contare già allora parecchie migliaia di ettari, quasi tutti in colture specializzate – prosegue Fratepietro – .

Il commercio dei prodotti, specialmente per via mare, fu molto intenso. Verso la fine del XVIII e in tutto il XIX secolo la coltura dell’olivo si estese rapidamente nelle più diverse zone della Daunia”. Ogni piatto della cucina foggiana è caratterizzato da olio extravergine di oliva di altissima qualità.

In Puglia c’è il paese dell’amore per eccellenza: è Vico del Gargano, il cui santo protettore è San Valentino. A metà febbraio viene celebrato con una grande festa religiosa ed anche folcloristica, con addobbi realizzati con gli agrumi che abbelliscono la chiesa madre ed i suggestivi vicoli medievali, processioni e fuochi d’artificio, degustazioni di piatti tipici.

Ma, nel borgo antico, Vico del Gargano custodisce anche il Museo Trappeto Maratea che è situato in un frantoio da olive del XIV secolo. Visitare questo Museo comunale significa immergersi nella cultura locale che aveva le fondamenta della sussistenza negli uliveti e nelle olive e quindi nell’olio, unitamente al grano del foggiano (considerato ancora oggi il granaio d’Italia) ed al pane di grano duro, molto importante per comprendere la cultura locale, che trovava nella coltura delle olive, e quindi nell’ambiente del trappeto, uno dei fondamenti della propria sussistenza.

Il trappeto ha conservato e mostra ai visitatori due aree. In una ci sono le presse verticali in legno per la spremitura delle olive, l’antica macina ed altri strumenti utilizzati per la produzione dell’olio e per i lavori nei campi. Nell’altra sono stati preservati il serbatoio per l’olio, il magazzino e la stalla: le macchine erano azionate con la forza degli animali, solitamente si trattava di un asino. C’è anche la cucina monacesca che prepara gli umili pasti di chi viveva e lavorava nel frantoio.