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D.O.P. Terre Tarantine. La Terra delle Gravine

Alla scoperta del territorio dell’olio EVO D.O.P. Terre Tarantine, da Mottola e Ginosa, fra incredibili panorami naturalistici ed esempi suggestivi della civiltà rupestre.

Il territorio dell’olio EVO D.O.P. Terre Tarantine, nell’area che da Mottola arriva a Ginosa, è dominato dalle ultime propaggini delle Murge, che si dispongono ad anfiteatro verso la costa. Dall’aspra e fascinosa terra delle gravine, scavate nei millenni da fenomeni carsici e abitate fin dalla preistoria, si scende nella fertile piana tarantina, con le sue rigogliose colture di ulivi, viti e agrumi.

Il nostro itinerario parte da Mottola che domina la piana dall’alto di una collina, tra campi coltivati a ulivi dell’olio EVO D.O.P. Terre Tarantine. Grazie alla sua posizione elevata, è stata una roccaforte fin dall’età ellenistica, come dimostrano le mura megalitiche scoperte negli anni Novanta. Dopo aver visitato il centro storico, con le sue case in tufo imbiancate a calce e la Chiesa Matrice del XII secolo, scendete verso i villaggi rupestri, che fanno parte del Parco Regionale della Terra delle Gravine. Attraverso una scalinata medioevale, scolpita nella roccia, si accede al villaggio di Petruscio, con le sue tipiche case-grotta e le sue chiese rupestri. È in questi scenari archeologici e naturalistici senza eguali che il regista Matteo Garrone ha girato alcune scene del suo film Il racconto dei racconti: il complesso di grotte del villaggio di Casalrotto che alcuni studiosi identificano come un monastero italo-greco è diventato nel film la Casa dell’Orco e della Principessa.

Attraversando una campagna rigogliosa, coltivata a ulivi dell’olio EVO D.O.P. Terre Tarantine, scendete verso Palagiano, dove potete visitare il frantoio ipogeo ottocentesco di corso Lenne, con la sua grande ruota in pietra per molire le olive. Proseguite per Palagianello, suggestivo borgo rinascimentale in cui svetta con i suoi torrioni il cinquecentesco Castello Caracciolo Stella. Dopo una passeggiata nel centro storico, fate una sosta al Santuario della Madonna delle Grazie, da cui si gode di un panorama meraviglioso sulla gravina. Poi scendete tra la vegetazione lussureggiante della gravina di San Biagio, fino alla suggestiva chiesa rupestre di San Gerolamo.

Costruita a strapiombo sulla gravina, Castellaneta ha un grazioso centro storico di impianto medievale, con stradine strette e scoscese. La città è però famosa soprattutto per essere la patria di Rodolfo Valentino, al cui mito è dedicato un museo, che racconta gli aspetti pubblici e privati del primo divo del cinema muto.

Negli opifici della città vecchia si produceva olio di oliva

In Puglia, ed anche nel tarantino, sotto numerose case ci sono ancora piccoli frantoi per l’olio, e cantine per il vino destinato al consumo familiare a testimonianza di una passione e cultura mediterranea che si tramanda nelle generazioni.

Ma facciamo un balzo indietro di circa mille anni e addentriamoci nell’isola della città vecchia di Taranto. La centralissima via Cava ha preservato negli ipogei del sottosuolo antichissimi opifici, fra i quali spicca un interessante frantoio sotterraneo del Comune di Taranto. “Viene probabilmente collocato cronologicamente all’età normanna a seguito del ritrovamento d’archivio di un atto notarile (datato al 1084) nel quale si fa riferimento della presenza di un trappeto in questa parte della città”. Dalle notizie di “Taranto Capitale di Mare” si apprende che “il ritrovamento di questo importante documento non solo testimonia la produzione di olio (sia alimentare che lampante) all’interno del tessuto urbano della Taranto antica, e rende quello di via Cava uno dei frantoi ipogei più antichi di Puglia. Lo spazio, mirabile esempio di architettura in negativo e di quella in costruzione, conserva ancora in situ alcune macine utilizzate per la prima spremitura delle olive e diverse vasche per la decantazione del prodotto”.

A Ginosa si ammira un viso nel tronco dell’ulivo pensante

La sacralità dell’olio di oliva è raccontata in modo eccezionale nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto, noto con l’acronimo di M.Ar.Ta. 

Il capoluogo ionico, che fu capitale della Magna Grecia, annovera nella sua ampia collezione di reperti archeologici la celebre tomba dell’atleta con le anfore panatenaiche

Tre delle quattro anfore finemente decorate, risalenti all’incirca al 480 avanti Cristo, sono arrivate fino ai giorni nostri. Il sarcofago esterno della tomba dell’atleta aveva alle quattro estremità delle anfore che venivano legate alla festa delle Grandi Panatenee. L’evento si svolgeva ogni quattro anni ad Atene in onore alla Dea Atena, protettrice della città. Al loro interno c’era olio di oliva ricavato dalla spremitura delle olive degli alberi sacri alla dea Atena. Il premio dato agli atleti vincitori di gare, illustrate all’esterno di ciascun vaso, era quindi olio di oliva!

Il territorio tarantino è disseminato di grandi alberi di ulivo che continuano ad attirare l’interesse dei moderni viaggiatori. Fra questi spicca, a Ginosa, una pianta nota come “Ulivo pensante”. Questo albero pluri secolare ha un tronco dove al primo sguardo si nota un viso con occhi, naso e bocchi che sembrano essere stati scolpiti nella corteccia nodoso dell’ulivo.