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Terre Tarantine. Tra borghi barocchi, boschi e gravine

Alla ricerca delle gemme nascoste del territorio dell’olio EVO D.O.P. Terre tarantine, da Martina Franca al mar Ionio.

Un affascinante viaggio attraverso alcune gemme nascoste della Puglia, nel territorio dell’olio EVO D.O.P. Terre tarantine, che procede dal comprensorio dei trulli verso sud, in direzione del mar Ionio, tra campagne punteggiate di jazzi, distese di vigneti e boschi di quercia.

Cominciamo il nostro percorso dalle ultime alture della Murgia dei trulli, immergendoci nell’eleganza senza tempo di Martina Franca. Questa città barocca vi accoglie con le sue stradine acciottolate, archi elaborati e raffinati palazzi che narrano lo splendore raggiunto dal borgo nel corso del Settecento, sotto il ducato dei Caracciolo. Percorrete via Principe Umberto su cui si affacciano i palazzi Motolese e Grassi, con i loro elaborati balconi e mensole decorative. Su corso Vittorio Emanuele, racchiuso tra prospetti barocchi, incontrerete invece la slanciata facciata di San Martino, uno degli esempi più importanti di architettura religiosa Settecentesca in Puglia. Anche il magnifico Palazzo Ducale, oggi sede del Municipio, vi catapulterà indietro nel tempo, con le sue sale affrescate e arredi sontuosi. Uscendo in direzione sud da Martina Franca, fate una sosta nel Bosco delle Pianelle, parte della Riserva naturale delle Murge sudorientali, dove potrete imbattervi in numerosi esemplari di orchidea selvatica.

Attraversando la ricca zona boschiva a sud di Martina Franca, approdiamo a Massafra che ci affascina con il suo paesaggio carsico dominato dai numerosi insediamenti rupestri occupati un tempo dai monaci basiliani. Non perdetevi il complesso di Santa Marina, la casa dell’Igumeno e il Santuario della Madonna della Scala, da cui si gode un panorama unico sulle centinaia di grotte scavate nel fianco della gravina. Uscendo dalla città, attraversate la piana coltivata ad agrumeti e ulivi dell’olio EVO D.O.P. Terre tarantine su cui domina l’abitato di Massafra. Il nostro percorso prosegue quindi verso Crispiano, al centro del territorio delle “Cento Masserie”. Attraversando una campagna rigogliosa, incontrerete magnifiche masserie edificate tra il XV e il XIX secolo, con chiese affrescate, torri di vedetta, ovili settecenteschi, aie e frantoi ipogei. Procedendo nel nostro itinerario, fate una sosta a Statte per ammirare l’acquedotto del Triglio, costruito dai Romani fra il I sec. a.C. e il I d.C.

Negli opifici della città vecchia si produceva olio di oliva

In Puglia, ed anche nel tarantino, sotto numerose case ci sono ancora piccoli frantoi per l’olio, e cantine per il vino destinato al consumo familiare a testimonianza di una passione e cultura mediterranea che si tramanda nelle generazioni.

Ma facciamo un balzo indietro di circa mille anni e addentriamoci nell’isola della città vecchia di Taranto. La centralissima via Cava ha preservato negli ipogei del sottosuolo antichissimi opifici, fra i quali spicca un interessante frantoio sotterraneo del Comune di Taranto. “Viene probabilmente collocato cronologicamente all’età normanna a seguito del ritrovamento d’archivio di un atto notarile (datato al 1084) nel quale si fa riferimento della presenza di un trappeto in questa parte della città”. Dalle notizie di “Taranto Capitale di Mare” si apprende che “il ritrovamento di questo importante documento non solo testimonia la produzione di olio (sia alimentare che lampante) all’interno del tessuto urbano della Taranto antica, e rende quello di via Cava uno dei frantoi ipogei più antichi di Puglia. Lo spazio, mirabile esempio di architettura in negativo e di quella in costruzione, conserva ancora in situ alcune macine utilizzate per la prima spremitura delle olive e diverse vasche per la decantazione del prodotto”.

A Ginosa si ammira un viso nel tronco dell’ulivo pensante

La sacralità dell’olio di oliva è raccontata in modo eccezionale nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto, noto con l’acronimo di M.Ar.Ta. 

Il capoluogo ionico, che fu capitale della Magna Grecia, annovera nella sua ampia collezione di reperti archeologici la celebre tomba dell’atleta con le anfore panatenaiche

Tre delle quattro anfore finemente decorate, risalenti all’incirca al 480 avanti Cristo, sono arrivate fino ai giorni nostri. Il sarcofago esterno della tomba dell’atleta aveva alle quattro estremità delle anfore che venivano legate alla festa delle Grandi Panatenee. L’evento si svolgeva ogni quattro anni ad Atene in onore alla Dea Atena, protettrice della città. Al loro interno c’era olio di oliva ricavato dalla spremitura delle olive degli alberi sacri alla dea Atena. Il premio dato agli atleti vincitori di gare, illustrate all’esterno di ciascun vaso, era quindi olio di oliva!

Il territorio tarantino è disseminato di grandi alberi di ulivo che continuano ad attirare l’interesse dei moderni viaggiatori. Fra questi spicca, a Ginosa, una pianta nota come “Ulivo pensante”. Questo albero pluri secolare ha un tronco dove al primo sguardo si nota un viso con occhi, naso e bocchi che sembrano essere stati scolpiti nella corteccia nodoso dell’ulivo.